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Governare l’AI, progettare la fiducia: dal diritto alle piattaforme tecnologiche

By Techno Polis · 15 Oct 2026

L’Intelligenza Artificiale sta trasformando non soltanto i processi produttivi e decisionali, ma anche il modo in cui il diritto, le istituzioni e la società affrontano le sfide della governance tecnologica.

La questione centrale non riguarda più esclusivamente la definizione di nuove regole. Riguarda la capacità di tradurre principi giuridici ed etici in architetture tecnologiche concrete, affidabili e verificabili.

È questa la prospettiva al centro dell’intervento di Andrea Stazi, CEO e Co-Founder di Techno Polis Forum-Lab (https://techno-polis.com/), al panel “Regolare il futuro: diritto, etica e algoritmi per una saggia governance digitale”, svoltosi il 9 ottobre presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nell’ambito di Internet Festival 2026 – SMARTLAW#1.

L'incontro, moderato da Federica Meta, ha visto anche la partecipazione di Gianluca Ignagni, offrendo un'occasione di confronto sulle nuove responsabilità del diritto nell'era algoritmica.

1. Una nuova sfida per il diritto: dall’automazione alla decisione algoritmica

L’Intelligenza Artificiale non rappresenta semplicemente una nuova generazione di strumenti informatici.

I sistemi generativi e gli agenti autonomi intervengono sempre più frequentemente in attività che richiedono interpretazione, valutazione e capacità decisionale.

Anche nel settore giuridico, applicazioni avanzate possono supportare la redazione di accordi, l'analisi dei precedenti e la risoluzione delle controversie.

Queste opportunità introducono tuttavia rischi specifici.

Le allucinazioni algoritmiche, ossia la produzione di informazioni o riferimenti inesistenti, e la sicofania algoritmica, ovvero la tendenza dei modelli ad assecondare le aspettative dell’utente anche quando infondate, possono compromettere l’affidabilità dei processi.

La sfida per il giurista diventa quindi più complessa: non soltanto interpretare e applicare le norme, ma contribuire a progettare sistemi nei quali legalità, trasparenza e responsabilità siano integrate fin dall'origine.

2. La Slow AI e il valore del giudizio umano

Una delle prospettive richiamate da Stazi riguarda il paradigma della Slow AI, un approccio che privilegia la qualità del ragionamento rispetto alla semplice velocità della risposta.

L’AI non dovrebbe limitarsi a fornire soluzioni immediate, soprattutto nei contesti nei quali sono in gioco diritti, interessi fondamentali e decisioni complesse.

Dovrebbe invece favorire un’interazione critica, stimolando la verifica delle informazioni, il confronto tra alternative e la consapevolezza delle conseguenze.

È il passaggio da un sistema che sostituisce il ragionamento a uno che contribuisce a rafforzarlo.

In questa prospettiva, il principio dello human-in-the-loop, ossia il mantenimento di un'effettiva supervisione umana, diventa un elemento fondamentale di una governance responsabile.

3. Dalla ricerca all’implementazione: l’esperienza di Techno Polis

Il passaggio più rilevante riguarda la traduzione di questi principi in soluzioni operative.

Nel suo intervento, Stazi ha richiamato anche l’esperienza di Techno Polis Forum-Lab, dove l’integrazione tra competenze giuridiche, regolatorie e tecnologiche costituisce la base per lo sviluppo di piattaforme di Intelligenza Artificiale dedicate.

Attraverso il proprio Tech Laboratory, Techno Polis lavora alla realizzazione di sistemi AI per attività di policy, monitoraggio regolatorio e compliance, privilegiando ambienti privati e protetti, fonti istituzionali selezionate e meccanismi di tracciabilità delle informazioni.

L’obiettivo è superare alcuni limiti delle piattaforme generaliste, riducendo il rischio di risposte inattendibili e rafforzando la protezione dei dati e la verificabilità degli output.

Si tratta di un cambio di prospettiva importante: la conformità normativa non deve essere soltanto verificata dopo l’adozione della tecnologia, ma integrata nella sua progettazione.

L'innovazione diventa così uno strumento per rendere più efficaci gli stessi processi di governance.

4. Cybersicurezza e sovranità digitale: le condizioni della fiducia

La protezione della persona e delle istituzioni richiede anche infrastrutture tecnologiche adeguate.

Cybersicurezza, resilienza dei sistemi e sovranità dei dati costituiscono elementi sempre più strettamente collegati alla governance dell’AI.

In questo scenario, il quadro regolatorio europeo, dall’AI Act al Digital Services Act, contribuisce a definire obblighi e responsabilità, mentre le istituzioni sono chiamate a sviluppare capacità tecnologiche adeguate per garantirne l'effettiva applicazione.

Particolare importanza assume il ruolo delle autorità competenti in materia di cybersicurezza e la diffusione di soluzioni di SupTech (Supervisory Technology), capaci di supportare le attività di vigilanza attraverso strumenti tecnologici avanzati.

Per le organizzazioni pubbliche e private, la possibilità di utilizzare infrastrutture AI sicure, controllabili e basate su fonti affidabili rappresenta una condizione essenziale per conciliare innovazione e tutela dei diritti.

La fiducia, dunque, non è un elemento accessorio.

È un requisito strutturale per l’adozione sostenibile dell’Intelligenza Artificiale.

5. Verso una governance tecnologica concreta

Il confronto di Internet Festival evidenzia una trasformazione più ampia.

La governance dell’AI non può essere affidata esclusivamente alla produzione normativa, così come non può essere demandata soltanto agli sviluppatori tecnologici.

Richiede un approccio interdisciplinare, capace di integrare diritto, etica, ricerca scientifica, competenze industriali e progettazione delle infrastrutture.

In questa direzione si inserisce anche il dialogo tra ricerca accademica e innovazione applicata, valorizzato dall'attività del centro interuniversitario LeitAI e dall'esperienza tecnologica di Techno Polis.

L’obiettivo non è rallentare lo sviluppo dell’AI, ma orientarlo verso modelli che garantiscano sicurezza, trasparenza e responsabilità senza compromettere le opportunità di innovazione.

Per istituzioni, imprese e regolatori, la prossima sfida sarà quindi passare da una governance prevalentemente prescrittiva a una governance capace di incorporare i propri principi nelle tecnologie utilizzate.

È qui che diritto e innovazione possono diventare realmente complementari.

Perché il futuro della regolazione non dipenderà soltanto dalle regole che sapremo scrivere, ma anche dalle tecnologie che sapremo costruire per renderle effettive.