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Dalla governance all’adozione dell’AI: trasformare le regole in competitività

By Riccardo Jovine · 24 Sep 2026

Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale sta entrando in una fase più matura.

La domanda non è più soltanto se l’AI debba essere regolata, né se i governi debbano intervenire sul suo sviluppo. Sempre più, la questione centrale riguarda quale tipo di governance sia in grado di proteggere interessi fondamentali, offrire certezza ai mercati e, al tempo stesso, accelerare l’adozione produttiva dell’Intelligenza Artificiale.

Due recenti contributi del network di Techno Polis Forum-Lab (https://techno-polis.com/) affrontano questa domanda da prospettive complementari.

In un’intervista a Il Sole 24 Ore Radiocor, Andrea Stazi, CEO e Co-Founder di Techno Polis, si concentra sul quadro generale della governance. In un contributo pubblicato su Agenda Digitale, Stefano da Empoli, Co-Founder di Techno Polis e Presidente di I-Com, porta invece il ragionamento sul terreno dell’implementazione, proponendo un voucher AI specificamente pensato per aiutare le micro e piccole imprese italiane ad adottare l’Intelligenza Artificiale.

Insieme, i due interventi mettono in evidenza una questione centrale per la politica europea sull’AI: una buona governance non può limitarsi a definire confini. Deve anche creare le condizioni affinché l’innovazione possa diffondersi realmente nell’economia.

Dagli scenari estremi alla governance operativa

Nell’intervista a Radiocor, Andrea Stazi richiama l’attenzione sul rischio che il dibattito sull’AI si concentri eccessivamente su scenari estremi o molto lontani nel tempo.

Il confronto con la prima fase di Internet è significativo. All’inizio della digitalizzazione, istituzioni internazionali, imprese e società civile sperimentarono modelli di autoregolazione, principi condivisi e forme di governance multistakeholder. Quel confronto contribuì alla costruzione di un linguaggio comune e di un primo quadro di riferimento.

Anche l’AI richiede oggi un serio confronto internazionale, soprattutto rispetto ai rischi sistemici e alle tecnologie di frontiera.

Ma questo dibattito, sottolinea Stazi, dovrebbe procedere parallelamente — e non sostituirsi — al lavoro sulle problematiche concrete che imprese, istituzioni e sviluppatori stanno già affrontando.

Questo significa concentrarsi su temi quali robustezza e accuratezza dei modelli, cybersecurity e resilienza dei sistemi, data governance, proprietà intellettuale, trasparenza e correttezza algoritmica, proporzionalità e accessibilità degli obblighi di compliance.

Il principio di fondo è rilevante.

La regolazione non dovrebbe essere concepita esclusivamente come un vincolo all’innovazione. Una governance ben progettata può diventare parte dell’infrastruttura che rende possibile l’innovazione.

Regole chiare riducono l’incertezza. Requisiti tecnici misurabili possono aumentare la fiducia. Obblighi proporzionati possono tutelare mercati e utenti senza rendere l’innovazione eccessivamente complessa o costosa, soprattutto per le organizzazioni più piccole.

In questa prospettiva, la vera scelta non è tra regolazione e innovazione.

La sfida è costruire una regolazione capace di abilitare un’innovazione responsabile.

Dalla governance all’adozione

La certezza regolatoria, tuttavia, non è sufficiente a garantire che l’Intelligenza Artificiale si traduca in produttività e competitività.

Questo emerge con particolare chiarezza osservando il sistema produttivo italiano.

Nel suo contributo per Agenda Digitale, Stefano da Empoli mette in evidenza la distanza esistente tra grandi imprese e realtà di dimensioni più ridotte nell’adozione dell’AI.

La disponibilità della tecnologia, da sola, non basta.

Molte piccole imprese incontrano infatti un ostacolo più profondo: possono non disporre delle competenze, delle capacità organizzative e della conoscenza strategica necessarie per comprendere dove e come l’AI possa generare valore nel proprio specifico modello di business.

È in questo passaggio che la proposta di da Empoli assume particolare rilevanza.

Piuttosto che immaginare un incentivo generico all’acquisto di tecnologia, propone un voucher AI in grado di accompagnare le imprese nelle fasi preliminari della trasformazione.

Un possibile voucher “AI-ready” potrebbe concentrarsi su tre attività integrate:

valutazione della maturità digitale e AI dell’impresa;

definizione di un piano personalizzato di adozione;

formazione specifica per imprenditori e manager prima dell’implementazione.

La distinzione è fondamentale.

Acquistare uno strumento di AI non significa adottare l’AI in modo strategico.

Una vera adozione richiede comprensione dei processi, individuazione dei casi d’uso rilevanti, riprogettazione dei flussi di lavoro, sviluppo di competenze interne e coinvolgimento diretto del management.

Per micro e piccole imprese, un supporto esterno in questa fase può quindi avere un valore maggiore rispetto a un semplice incentivo all’acquisto di tecnologia.

Governance e competitività diventano parte della stessa discussione

Le due prospettive convergono su una lezione più ampia.

La politica sull’AI si sta progressivamente spostando dai principi astratti verso l’esecuzione istituzionale ed economica.

Da un lato, le imprese hanno bisogno di un quadro di governance stabile e proporzionato, che consenta loro di comprendere le regole entro cui sviluppare e utilizzare sistemi di AI.

Dall’altro, soprattutto in economie caratterizzate da una forte presenza di PMI, è necessario costruire strumenti che aiutino le imprese a sviluppare le competenze e le capacità organizzative necessarie per utilizzare quelle tecnologie in modo efficace.

La sfida della competitività si gioca quindi su due livelli.

L’Europa deve garantire che il proprio quadro regolatorio protegga interessi fondamentali senza creare barriere non necessarie all’innovazione.

Allo stesso tempo, le politiche nazionali devono evitare che l’adozione dell’AI resti concentrata soltanto tra le imprese più grandi e digitalmente mature.

Il rischio, altrimenti, è evidente: anche un quadro regolatorio avanzato potrebbe convivere con un’economia nella quale una parte significativa delle imprese resta esclusa dai guadagni di produttività generati dall’Intelligenza Artificiale.

Per policy maker, imprese e innovatori, la prossima fase del dibattito sull’AI potrebbe quindi richiedere un cambio di prospettiva.

La domanda non è più soltanto:

“Come regoliamo l’Intelligenza Artificiale?”

Ma sempre più:

“Come costruiamo un ambiente regolatorio e di policy in cui l’AI responsabile possa essere realmente adottata, scalata e trasformata in competitività?”

È in questo spazio che regolazione, competenze, politica industriale e strategia dell’innovazione iniziano a diventare parti della stessa conversazione.

Leggi i contributi originali:

Andrea Stazi — Il Sole 24 Ore Radiocor

https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/ai-stazi-ceo-techno-polis-no-a-ipotesi-estreme-servono-regole-proporzionate-nRC_19092026_1652_397723071.html

Stefano da Empoli — Agenda Digitale

https://www.agendadigitale.eu/documenti/un-voucher-ai-per-le-imprese-italiane-la-proposta/

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